Essere connessi sembra il mantra del nuovo millennio.
Naturalmente con questa accezione ci si riferisce ormai a stare collegati ad internet e alle sue piazze virtuali Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp ecc. ecc. in qualsiasi modo ed in qualsiasi luogo. Stare connessi a qualcuno, a molti, per qualche ragione o per non importa quale ragione: l'importante è esserlo. Al punto che iniziano a fiorire le patologie social o patologie 2.0, come qualcuno le definisce. E via quindi a coniare nuove ed esotiche etichette. Si va dal FOMO (Fear Of Missing Out, versione moderna del "più bella l'erba del vicino", nuovo modo per procurarsi insoddisfazione e senso di inferiorità), passando per la Selfie Syndrome, attraverso il MOMO (Mystery Of Missing Out= perché non posta più? Si sta divertendo e non vuole condividerlo? Perché? Con chi?) fino alla Typing Awereness Anxiety. E chissà cos'altro ci aspetta, non appena scoppierà la prossima moda o evoluzione tecnologica.
Immagine da Siliconrepublic.com
A proposito di Awareness...che ne dite di stare più connessi con noi stessi? Potrebbe essere una buona idea, invece di buttarci sempre e solo sul mondo esterno, considerare le connessioni che già sono dentro di noi (o che sono state forse dimenticate).
Come? Con il Metodo Feldenkrais ci si offre una magnifica opportunità di sperimentare quanto sia piacevole sentire le connessioni tra le varie parti del corpo nelle azioni che compiamo giornalmente. Sentire queste connessioni permette di affinare i gesti, superare difficoltà e diventare consapevoli delle abitudini che sottostanno al nostro modo di muoverci. Ad esempio posso scoprire che per raggiungere un oggetto posto in alto l'azione si estende ben oltre il braccio e coinvolge il torace, la colonna e il bacino fino ai piedi. Presto con la pratica la percezione di essere connessi attraverso lo scheletro si trasferisce ad una sensazione di connessione "interna" e ciò determina un cambiamento dell'immagine che abbiamo di noi stessi. Ci sentiamo più centrati, più calmi.
Non solo: durante le lezioni si impara molto presto a sentire la connessione con il suolo, poco importa che la lezione si svolga in piedi, proni, supini o sul fianco. Spesso le persone a fine lezione sperimentando quella meravigliosa sensazione di sentirsi sostenuti dal pavimento, ancorati a terra ma allo stesso tempo pronti per compiere qualsiasi movimento, in ogni direzione.
E scommetto che dopo aver sentito quali e quanti tipi di connessioni ci siano dentro ciascuno di noi, qualsiasi connessione con gli altri ci risulterà più facile!
Naturalmente con questa accezione ci si riferisce ormai a stare collegati ad internet e alle sue piazze virtuali Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp ecc. ecc. in qualsiasi modo ed in qualsiasi luogo. Stare connessi a qualcuno, a molti, per qualche ragione o per non importa quale ragione: l'importante è esserlo. Al punto che iniziano a fiorire le patologie social o patologie 2.0, come qualcuno le definisce. E via quindi a coniare nuove ed esotiche etichette. Si va dal FOMO (Fear Of Missing Out, versione moderna del "più bella l'erba del vicino", nuovo modo per procurarsi insoddisfazione e senso di inferiorità), passando per la Selfie Syndrome, attraverso il MOMO (Mystery Of Missing Out= perché non posta più? Si sta divertendo e non vuole condividerlo? Perché? Con chi?) fino alla Typing Awereness Anxiety. E chissà cos'altro ci aspetta, non appena scoppierà la prossima moda o evoluzione tecnologica.
Immagine da Siliconrepublic.com
A proposito di Awareness...che ne dite di stare più connessi con noi stessi? Potrebbe essere una buona idea, invece di buttarci sempre e solo sul mondo esterno, considerare le connessioni che già sono dentro di noi (o che sono state forse dimenticate).
Come? Con il Metodo Feldenkrais ci si offre una magnifica opportunità di sperimentare quanto sia piacevole sentire le connessioni tra le varie parti del corpo nelle azioni che compiamo giornalmente. Sentire queste connessioni permette di affinare i gesti, superare difficoltà e diventare consapevoli delle abitudini che sottostanno al nostro modo di muoverci. Ad esempio posso scoprire che per raggiungere un oggetto posto in alto l'azione si estende ben oltre il braccio e coinvolge il torace, la colonna e il bacino fino ai piedi. Presto con la pratica la percezione di essere connessi attraverso lo scheletro si trasferisce ad una sensazione di connessione "interna" e ciò determina un cambiamento dell'immagine che abbiamo di noi stessi. Ci sentiamo più centrati, più calmi.
Non solo: durante le lezioni si impara molto presto a sentire la connessione con il suolo, poco importa che la lezione si svolga in piedi, proni, supini o sul fianco. Spesso le persone a fine lezione sperimentando quella meravigliosa sensazione di sentirsi sostenuti dal pavimento, ancorati a terra ma allo stesso tempo pronti per compiere qualsiasi movimento, in ogni direzione.
E scommetto che dopo aver sentito quali e quanti tipi di connessioni ci siano dentro ciascuno di noi, qualsiasi connessione con gli altri ci risulterà più facile!


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